La storia

Per Lumino e tutta la regione del Bellinzonese e della Riviera i Monti di Saurù e l’Alpe di Brogoldone sono da sempre meta di passeggiate e occasione di passare delle ore nella natura oltre che in allegra compagnia. Ma in passato, fino attorno agli anni sessanta hanno rappresentato luogo di attività e lavoro.

I luminesi, all’inizio del secolo dediti essenzialmente ad attività agricole e poi più tardi verso gli anni cinquanta come occupazione accessoria per completare il reddito del lavoro, a fine aprile/inizio maggio portavano le mucche a Saurù intanto che loro si occupavano in piano di falciare il maggengo. Verso giugno poi le mandrie salivano all’Alpe di Brogoldone dove vi restavano fino a settembre per poi fare il percorso inverso. Rimanendo in settembre e ottobre a Saurù a mangiare il fieno nel frattempo raccolto sul monte. In tutti quegli anni sono state costruite oltre una ventina di cascine. La costruzione era finalizzata all’attività agricola che vi si svolgeva: stalla per il bestiame a piano terra, piccolo locale e fienile/dormitorio al primo piano. A quei tempi il monte era di fatto tutto un prato, con alcuni pozzi di acqua di sorgente.

Verso gli anni sessanta l’attività agricola è andata man mano scemando fino a scomparire e Saurù si è progressivamente imboscato. È a quel momento che alcuni proprietari di cascine hanno preso l’iniziativa di realizzare una funivia per il trasporto di materiale. Un’iniziativa coraggiosa volta a ridare vita al monte almeno come luogo di vacanza. Sorse così il Consorzio teleferica di Saurù. In estate si saliva al monte a piedi, per il comodo e lungo sentiero - 5 km – realizzato dal Consorzio raggruppamento terreni di Lumino verso la fine degli anni cinquanta. Il vitto e il materiale veniva trasportato con la teleferica agricola costruita con il lavoro volontario di diversi motteggianti e con il prestito senza interessi del Cantone. Una teleferica che per anni ha avuto nel compianto Americo Ghidossi il custode e il macchinista sempre disponibile.

Saurù ha così cominciato a rivivere come luogo di vacanza. Si è iniziato a riattare le cascine. La permanenza sul monte d’estate era di diverse settimane. Per l’acqua potabile si faceva capo, per la parte bassa del monte, al vecchio acquedotto ancora esistente. I proprietari delle cascine della parte alta scendevano alle fontane a procurarsi l’acqua potabile di cui avevano bisogno. Questo fino a quanto negli anni ottanta si è costituito il Consorzio acquedotto di Saurù che partendo dall’Alpe di Brogoldone ha servito l’alpe e il monte con una moderna rete di acqua potabile che ora serve tutte le costruzioni e fornisce acqua anche all’acquedotto comunale. Altra opera realizzata negli anni novanta il collegamento telefonico con l’installazione di tre cabine oltre che collegamenti privati.

Ma la svolta nella valorizzazione di Saurù, dell’Alpe di Brogoldone e di tutta la regione la si è avuta negli anni novanta grazie a due importanti e coraggiose iniziative:

- l’ammodernamento delle strutture della Capanna UTOE all’alpe di Brogoldone realizzata dall’Assocciazione Amici di Brogoldone con molto lavoro volontario e l’aiuto finanziaro del Patriziato e del Comune di Lumino,

- la creazione della società anonima Funivia Pizzo di Claro per la realizzazione di una funivia per il trasporto delle persone, in sostituzione di quella per il trasporto di materiale.

Iniziativa quest’ultima fortemente voluta da alcune persone e in particolare da Leandro Dolci e Alberto Monticelli, rispettivamente primo presidente e primo segretario della società e resa possibile grazie ai contributi finanziari del Cantone, del Comune e del Patriziato di Lumino, del Patriziato di Claro, dei proprietari di cascine di Saurù e di alcuni di Paruzzana, oltre che dalle sottoscrizioni di azioni da parte di molte persone di Lumino, della regione e del cantone e per la parte con coperta da quei finanziamenti con un prestito bancario di oltre 400'000 fr. . Con un investimento globale di 1,3 milioni l’opera è stata inaugurata nel 1998. Oltre la Funivia è stato realizzato alla stazione d’arrivo della teleferica un ristorante.

Una realizzazione,quella della teleferica, che ha valorizzato il monte e tutta la regione, facilitando l’accesso alla costruzione esistenti, che ne frattempo sono state in buona parte riattate e trasformate in vere residenze secondarie e soprattutto facilitando l’accesso a tutta la zona per passeggiate. Infatti giunti a Saurù con la teleferica diverse sono le passeggiate possibili, che in questi anni sono state utilizzate sempre più da turisti provenienti da diverse parti del paese. Fra queste ricordiamo: la passeggiata ai monti di Claro (Paruzzana, Domas, Motto, ecc.), all’Alpe e alla Capanna di Brogoldone, ai Pizzi Molinera, Martum, di Claro. Da Saurù, via Brogoldone, è inoltre possibile raggiungere i monti di San Vittore ( Belen, Pre Piantoo, ecc.) e la Valle Calanca.

Oggi la funivia Lumino/Monti di Saurù è una realtà che ha valorizzato una bella regione e che favorisce sia la protezione ambientale, sia il ritorno alla natura. Una realtà resa possibile anche al coraggio di chi l’ha fermamente voluta e dei motteggianti di Saurù e di Paruzzana che non hanno mai lesinato sostegni e sforzi finanziari per garantire la sua esistenza.